54 Festival Internazionale del Jazz della Spezia: Work Song, i canti del lavoro incontrano il jazz

2' di lettura 17/07/2022 - Il 54 Festival Internazionale del Jazz della Spezia ha aperto con Work Song, prima nazionale di uno spettacolo dedicato al tema del lavoro. Un tema fondamentale da riprendere dopo due anni di pandemia, in cui i valori del lavoro e della musica hanno subito una dura battuta d'arresto. Per questo progetto le scelte artistiche sono cadute su musicisti che operano secondo parametri tutt’altro che scontati e che sono stati capaci di definire un’identità e una poetica del tutto consone alle rispettive culture.

Sul palco del Festival si sono così ritrovati Cristina Zavalloni, Voce; Lorenzo Cimino, Tromba; Guglielmo Pagnozzi, Clarinetto, Sax; Bebo Ferra, Chitarra; Furio Di Castri, Contrabasso ed Alessandro Fabbri, Batteria. Il concerto è iniziato con una versione di “Maremma Amara”, con solo di Contrabbasso di Furio di Castri, nel quale il contrabbassista torinese ha prodotto linee ficcanti e propulsive con un suono corposo e profondo. Poi ha proseguito con “Aiamola”, canto propiziatorio delle tonnare di Favignana, che si è miscelato con una delle prime work song’s dei neri americani in una struggente versione in cui tutti i musicisti hanno risposto in forma corale alla splendida voce di Cristina Zavalloni. Una mattatrice assoluta, che ha messo in mostra le sue grandi doti vocali e interpretative.

Molto interessante la versione di “Bella Ciao” delle mondine, disegnata da preziose tessiture contrappuntistiche del flicorno sax soprano e chitarra, in una versione struggente ed evocativa. Proficua la dialettica tra i due fiati di Lorenzo Cimino alla tromba e Guglielmo Pagnozzi al sax, con momenti solistici mai scontati e con un controllo ferreo del suono e delle dinamiche. Trascinante, infine, la versione di “Fimmine Fimmine”, canto delle tabaccaie salentine, in cui si è potuto apprezzare un magistrale solo di Bebo Ferra, esempio di asciutto senso melodico, plasticità e senso architettonico.

Da segnalare anche il lavoro del batterista Alessandro Fabbri, che si rivela ascoltatore attento e ricettivo, sempre pronto a cogliere e rilanciare suggerimenti. Al di là dell’elevato valore dei singoli, i tratti distintivi del gruppo risiedono nell’efficace ed empatica interazione, nell’accurata distribuzione delle voci e nella contagiosa energia che si sprigiona da ogni esecuzione. Un concerto trascinante ed emozionante, a tratti impetuoso ed intimo. Musica raffinata e popolare al tempo stesso, che ha incatenato alla sedia il numeroso pubblico del Festival. Uno spettacolo che, ci auguriamo, possa essere visto ed ascoltato il più possibile in tutto il Paese.

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Questo è un articolo pubblicato il 17-07-2022 alle 21:57 sul giornale del 18 luglio 2022 - 108 letture

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